Latest Posts

amnesia haze

La cannabis per uso sanitario, a livello planetario, resta un tema ‘sensibile’. 5. 10 La BMA raccomanda agli utenti di cannabis per scopo terapeutico di esserci consapevoli dei rischi cui si espongono, di chiedere l’arruolamento in sperimentazioni cliniche e di discutere con i loro medici delle possibili nuove alternative terapeutiche; ma non raccomanda loro di smettere (Q 55).
Diversi laboratori sembrano ora di gran lunga interessati nell’apprendere le notizie e le esperienze ancora oggi medicina tradizionale e avvalendosi di queste nozioni, saranno in grado di fornire un rilevante contributo alla scoperta dei meccanismi d’azione della Cannabis e alla definizione di una farmacoterapia efficace.
La circolare ribadisce che ‘œla cannabis non può esserci consideratan una terapia propriamente detta, ma un trattamento sintomatico di supporto verso quelli standard, quando questi non hanno prodotto gli effetti desiderati hanno provocato effetti secondari non tollerabili necessitano di incrementi posologici che potrebbero determinare la comparsa di effetti collaterali’.
2. in merito ai cannabinoidi, gli autori esprimono una debole raccomandazione contro il loro uso nel dolore neuropatico, soprattutto a causa dei conseguenze negativi e del potenziale uso per finalità diverse da quelle terapeutiche, particolarmente in soggetti suscettibili”.
Perfino se già altri studi avevano dimostrato che i cannabinoidi possono avere un effetto neuroprotettivo contro i sintomi dell’Alzheimer, aggiunge David Schubert, coordinatore dello scritto, ”il nostro è il primo a dimostrare quale hanno effetto sia sull’infiammazione che sull’accumulo di beta amiloide nei neuroni”.
I pazienti sottoposti verso trattamento con FM2 hanno sospeso la terapia oppure sono passati all’utilizzo di farmaco da importazione come possiamo dire che Bediol in quanto unico ad avere titolo significativo di THC e CBD paragonabile a quello dell’FM2 (Olanda)”.
Gli studi hanno dimostrato che i prodotti a base di cannabis, specialmente con contenuto di THC, erano in grado di migliorare i risultati clinici dei pazienti, tra cui la stimolazione dell’appetito, l’aumento di peso, la defalco del dolore e il miglioramento significativo dell’attività della malattia.
A fronte successo tutto ciò, pur parlando di uno studio osservando la fase ancora sperimentale neppure ancora pronto per essere applicato su pazienti reali, secondo i ricercatori è ragionevole pensare che l’uso della cannabis possa disporre potenzialità terapeutiche nel trattamento dell’Alzheimer.
I cannabinoidi, inoltre, sono indubbiamente efficaci come possiamo dire che antiemetici ed ulteriori ricerche in questo campo potranno analizzare il loro impiego osservando la combinazione con gli antagonisti della serotonina, aiutare per determinare per quali pazienti essi sono più indicati, ed esaminare le potenzialità del cannabinoide D8-THC, ingannevolmente meno psicoattivo, per il quale sono stati osservati incoraggianti risultati clinici preliminari (Q 74).
vendita semi cannabis per la formazione dei medici, di monitorare il reale fabbisogno di cannabis ad uso terapeutico pubblicando annualmente i dati sul numero dei pazienti costruiti in cura e le parte dei farmaci somministrati.
A fronte di un incremento della disponibilità di cannabis per uso terapeutico e alle grandi aspettative dei pazienti, solamente pochi studi rigorosi ne hanno valutato l’efficacia sul dolore cronico: in particolare, limitate evidenze suggeriscono che la cannabis può lenire il dolore neuropatico, ciononostante su altri tipi di dolore le prove successo efficacia sono insufficienti.
Da ultimo, le evidenze disponibili sul trattamento del dolore cronico sono estremamente frammentate e, di conseguenza, mancan una sintesi di riferimento in grado di fornire an Istituzioni, professionisti e pazienti una mappa delle prove di efficacia e dei rischi della cannabis terapeutica negli adulti con sconvolgimento cronico, finalizzata a guidare l’appropriatezza prescrittiva, le scelte dei pazienti e la necessità di condurre ulteriori studi.